Marshall Amps 50th Anniversary JTM1, JMP 1, JCM 800, DSL 1, and JVM 1 Demos (by premierguitar)
Tom Bukovac’s Live Pedalboard (by deluxereverb)
Prometto che presto scriverò un dettagliato resoconto della nostra Tone-Fest ma ora, proprio da quell’esperienza, prendo spunto per riprendere il discorso dell’ultimo post.
Alla Tone-Fest c’era anche una testata Marshall 2061x, la riedizione vintage da 20w. L’avevo già provata una volta con la band al completo a full volume su una 4x12 e avevo trovato il volume abbondante per la situazione ( certo non per un suono parente di un pulito comunque.. ).
Alla tone fest tuttavia messa in mezzo a badilate di watt degli altri ampli quando è arrivato il suo momento, come ha detto giustamente il buon Luca Fanti, “sembrava rotta”!
L’abbiamo suonata per poco, risultava un po’ fuori contesto…
Però poi abbiamo ascoltato le registrazioni e a sorpresa, era uno dei suoni migliori.
Questa esperienza porta un’altro punto a favore della teoria di cui parlavamo negli ultimi post: avere un buon suono già a basso volume può tornare utile anche in studio di registrazione. Dal vivo invece potrebbe essere il suono che il fonico microfonerà mentre quello riamplificato ce lo potremmo sparare in faccia senza rompere le scatole al pubblico davanti e al suddetto fonico…
In realtà tutte queste considerazioni trovano conferma o anzi spunto da tanti palchi dove nei rack di tanti professionisti trovi guardacaso file di finali valvolari che riamplificano il suono di base… quindi la teoria è buona, e allora tutti a comprare un combo da 0,5 watt! … e un Orange 120 vintage che comunque non si sa mai…!
Espandiamo il concetto precedente:
Sono finiti da un pezzo i tempi in cui i chitarristi si facevano sanguinare gli orecchi per farsi sentire dalla platea… Sui palchi attuali, anche quelli grandi a quanto pare, i volumi sono molto più bassi e per noi chitarristi non è quasi mai possibile far lavorare i nostri begli ampli vintage o comunque di quella tipologia nel range di utilizzo in cui danno il loro meglio.. E c’è da considerare, come cerco di ricordarmi sempre, che il suono deriva da una concatenazione di elementi e quindi tutta la catena dovrebbe essere adeguata alla situazione: per esempio inutile usare un ampli 50 o 100w per suonare in casa con un attenuatore se poi i coni si muovono appena e non mettono la loro nella creazione del suono. Quindi usare coni da basso wattaggio solo in casa ed un’altra cassa fuori? Quanto si somiglieranno i due suoni? Oppure usare un ampli da pochi watt per per poterlo sfruttare anche a bassi volumi ma poi fuori non ti senti più? Per assurdo riesco ad avere più il mio suono in sala prove che fuori perché è l’unico posto dove posso svalvolare un po’ di più… fuori i fonici ti staccano la spina.. quando va bene!
Pochi di noi possono fare come Warren Haynes (Gov’t Mule) che nel TIR ha 10 o 12 casse 4x12 diverse tra cui scegliere per adeguarsi alla sala in cui suonerà… lo fa solo perché c’ha chi gliele sposta:D
E Quindi?
Il mio pensiero attuale a riguardo potrebbe essere il seguente: provare combo o combinazione testa/cassa fino ad un massimo di 5 w visto che ora ce ne sono parecchie ed è anche economicamente affrontabile… Una volta trovato il suono giusto dovremmo riamplificarlo a seconda della situazione. In sala prove sfruttando il finale e casse degli ampli presenti entrando nel return del loop effetti. Dal vivo moltiplicando il nostro mini-suono in “n” finali e casse fino alla demolizione dello stadio!
C’è da dire che prima di tutto il nostro bellissimo mini-suono dovrà essere generato da un ampli con una line-out. La maggioranza non ce l’hanno e pochissimi ce l’hanno con l’emulazione di cassa. Con quest’ultima potremmo anche considerare la possibilità di collegarci a qualcosa come una spia da impianto. Utilizzando la classica uscita line out potremmo usare un bel finale valvolare e qualche cono buono. Ma anche qui pochi watt perchè poi un set-up stereo il fonico ce lo smonta subito…
Si presterebbero al gioco:
Blackstar sia 1w che 5w, Marshall Class 5 (da poco c’è anche la testata), Blackheart 1w o 5w, Cicognani Brutus. Per riamplificare Electro Harmonics 44 Magnum, Combo non valvolari di cui sfruttare solo il finale e i coni. Potrebbe aiutare una HughesKettner RedBox che tira fuori una uscita line (anche emulata) dal cavo cassa per gli ampli che non hanno line out… e via e via..
Vi terrò aggiornati sugli sviluppi sempre che nel frattempo non mi compri un Hiwatt 200w degli anni 70… ;)
Non so perché sento questa esigenza. Vorrei avere un suono definitivo utilizzabile in qualsiasi contesto e a qualsiasi volume. Una soluzione potrebbe essere quella di definire il proprio suono ad un volume casalingo e poi mandarlo da una line-out a il quantitativo di finali+cassa adeguati al contesto. Perché la microfonatura classica da palco non è per niente la stessa cosa, ti devi risentire dalle spie, non hai il controllo sui volumi, etc… anzi, se il fonico fa il bravo potremmo anche mandargli direttamente un po’ di segnale emulato direttamente al banco. Questo Electro-Harmonix 44 magnum è un finale di potenza delle dimensioni e del costo di un pedalino… starebbe bene, per esempio, dentro ad una 1x12 per riamplificare il suono dal vivo… mmm
Firebird + Marshall..
Stay in touch!
mmm, non siamo ancora pronti… riproviamo tra un paio di settimane… stay in touch!




